Resilienza e disintermediazione

Resilienza e disintermediazione

Nuovi spunti di resilienza e disintermediazione dal rapporto del Censis.

Chi è pronto a volare?

Resilienza e disintermediazione Alessandro Vianello Business Coach

Se c’è una cosa che amo del rapporto annuale Censis è la sua straordinaria capacità di dare nomi chiccosissimi a fenomeni in atto da tempo nel Paese.

Tutto questo nella speranza che da adesso in poi li chiameremo così ed acquisiranno un significato nuovo.

Quest’acqua non è tiepida, è diversamente fredda o calda in funzione della temperatura corporea con cui entri in contatto con essa.

Ma bando alle ciance ed immergiamoci nel fenomeno della disintermediazione, consapevoli sempre di più che dovremo saperci arrangiare.

Uno li lancia e loro s’industriano!

Industriamoci

Nelle Considerazioni Generali della fotografia del Paese 2015, il Censis si parla di “letargo esistenziale collettivo”, di “pericolosa povertà di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo”, di “prevalere dell’interesse particolare e dell’egoismo individuale”,

nonché di “crescita delle diseguaglianze, con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita”,

ovvero la cosiddetta disintermediazione.

Maddai, veramente?

No Censis, adesso non puoi dirmi questo.

Davvero gli Italiani stanno palesando il fenomeno della disintermediazione, ossia della mancanza di fiducia verso mediatori che possano essere una guida nella nostra vita, tipo la classe dirigenziale e politica?

Incredibile.

Sono esterefatto, non me l’aspettavo.

Fai da te

Le persone pensano di poter acquisire le conoscenze necessarie per sopravvivere in autonomia, attraverso i mezzi d’informazione e la rete, perché non si fidano più di nessuno, specialmente di chi sarebbe istituzionalmente deputato a farlo per noi.

Chi ci protegge da chi dovrebbe farlo.
Ghali

Infatti, nelle ultime elezioni per il Parlamento Europeo del 25 maggio 2014 l’affluenza è stata del 58,68%, diciamo non propriamente ressa alle urne…

Poi, come se non bastasse, per finire attapirato il 2015 sento Michele Serra dalla Gruber, interpellato sul ruolo degli intellettuali nella società, dire che questo fenomeno della disintermediazione è preoccupante,

che non va proprio bene questa mancanza di fiducia,

che qui c’è un problema da risolvere.

“Michele…” o per dirla alla Razzi “Amico caro…”, ma dove ha vissuto fino ad oggi?

Te ne sei accorto adesso che la gente trova individualmente le risposte ai problemi o avevi bisogno del rapporto del Censis?

Hai provato ad essere anche per un secondo un libero professionista, a gestire un’azienda, a fare un processo per recuperare un credito, a ristrutturare casa, per capire in quale condizione versi il cittadino italiano?

Mah…

Sapete una cosa? Non volerà.

Resilienza

Oggi devi essere un po’ avvocato, un po’ commercialista e un po’ consulente finanziario, molto brand manager, coach, motivatore e sardellone come non ci fosse un domani.

Devi essere costantemente aggiornato, devi pregare di stare sempre bene e devi inventarti continuamente il lavoro, sì, quella cosa che non c’è come dovrebbe esserci.

Devi essere resiliente, ossia resistere agli urti della vita senza romperti.

Devi industriarti, della serie aiutati che il Ciel ti aiuta.

Come sostiene Alvin Toffler “l’analfabeta del ventunesimo secolo non sarà colui che non è in grado di leggere e scrivere, ma colui che non è in grado d’imparare, disimparare e imparare di nuovo.”

Per sopravvivere dobbiamo diventare infinitamente flessibili e capaci.

Il segreto della vita è il dono 

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