Fare rete nel mondo di oggi è diventata una necessità per competere.

Fare rete significa vivere un’esperienza collettiva per innovare e competere in un business chiaro, specifico e comune tra due o più aziende che vogliono crescere.

Il contratto di rete previsto dalla Legge 122 del 2010 permette alle singole imprese di mantenere la propria autonomia godendo dei vantaggi dell’associarsi in una forma leggera, a seguito della quale nasce un soggetto giuridico capace di competere con una forza completamente diversa sul mercato rispetto a chi sta da solo.

Ci sono reti di collaborazione (incremento vendite; riduzione costi; miglior utilizzo di risorse), reti di scambio d’informazioni (reti leggere; ottica commerciale; scambio informazioni e prestazioni), reti associative (contratto associativo; fondo patrimoniale; governance comune).

I vantaggi del fare rete

  1. culturali (contaminazioni reciproche; scambio di Know how tra imprenditori);
  2. commerciali (la dimensione maggiore consente economia di scala; competitività interna ed esterna; accesso nuovi mercati)
  3. finanziari (rating migliore per l’accesso al credito);
  4. fiscali (è prevista una sospensione d’imposta per gli utili destinati alla rete);
  5. tecnologici (creatività; innovazione; nuovi prodotti; nuovi processi);
  6. internazionalizzazione (abbattimento delle barriere di costo e della burocrazia nel processo di internazionalizzazione).

Le possibili debolezze del fare rete

  1. governance (coordinamento e strumenti decisionali comuni);
  2. gestione del potere (leader + satelliti o sistema orizzontale);
  3. possibile conflitto d’interessi (servono contratti incentivanti per mantenere per tutti lo stesso livello di interessi e vantaggi; serve monitoring; serve integrazione);
  4. interdipendenza a livello di redditività e soprattutto reputazione;
  5. vincoli anti-concorrenza (servono chiarezza, lealtà, coordinamento).

Nella mia esperienza, la mentalità e i presupposti sono fondamentali per vivere con successo un’esperienza di rete, perché la forza di una rete è direttamente proporzionale a quella del suo anello più debole.

Proprio per questo serve una mentalità aperta, con voglia di scambiare, partecipare, condividere, collaborare, crescere, innovare, mettersi in gioco e fidarsi. Senza dei forti legami personali tra gli imprenditori, basati sulla stima e sulla fiducia reciproca, tutto diventa inutile.

I presupposti necessari per fare rete

  1. credibilità;
  2. la coerenza impresa-rete;
  3. la solidità, la solvibilità, l’affidabilità;
  4. le competenze;
  5. il capitale relazionale (cioè la quantità e qualità di relazioni di un’azienda).

10 passi per fare rete

  1. 1 Coach di rete esterno;
  2. mentalità aperta, spirito sistemico di collaborazione, condivisione;
  3. fiducia reciproca;
  4. visione e scopo comune;
  5. aziende solide, vitali, indipendenti;
  6. contratto di rete che valorizzi ogni singola impresa della rete (programma di rete);
  7. fare cose nuove, innovare;
  8. governance che dà e crea fiducia in tutti;
  9. monitoraggio della performances, degli obiettivi, del target;
  10. comunicazione di rete interna ed esterna efficace.

Nella mia esperienza affidarsi ad un professionista esterno è il modo migliore per fare rete perché consente di costruire la mentalità giusta per vivere con successo un’esperienza di rete e al tempo stesso di superare in maniera strutturale le debolezze connesse alla creazione e allo sviluppo di questo modello di partnership.

Se il Manager di Rete è infatti scelto internamente, ossia è uno dei partecipanti all’esperienza di rete, ci sono dei vantaggi economici ma si corre il rischio di scivolare sulle problematiche più importanti: in primis la mentalità, poi la governance, il conflitto d’interessi, la concorrenza sleale, l’interdipendenza negativa tra le imprese a livello reddituale e di reputazione. In un viaggio di questo tipo non c’è niente di peggio del sospetto che qualcuno possa portare avanti i propri interessi particolari invece di quelli di tutta la rete. In caso di conflitto si rischia l’immobilismo e il crollo di tutti, essendo le aziende in rete. Cade uno, cadono tutti. E sapendo che il rischio reputazionale per un’azienda è il primo da evitare in un mondo globalizzato, partire affidandosi ad un Coach esterno credo sia il modo più veloce, sicuro e divertente di vincere questa sfida.

Serve infatti un professionista con competenze multidisciplinari, relazionali e di negoziazione, di ascolto e di sintesi, che unisce, organizza, monitora ed anima la rete. L’obiettivo del Coach di Rete è il sistema complessivo e si realizza nel portare vantaggi concreti a ciascuno dei componenti portando avanti l’interesse collettivo. Servono infatti empatia, diplomazia, lealtà, chiarezza, competenze, reputazione, credibilità, autorevolezza, pensiero sistemico; in una parola leadership.

Leadership, dal gotico leader che significa ‘scala’ e shappen che significa ‘magazzino in alto’, il luogo dove erano nascosti e custoditi i preziosi strumenti di lavoro che davano la vita.

Nel mondo di oggi la vera stella è quella che fa brillare gli altri.
Alessandro Vianello, Coach di Rete Esterno

Scrivimi e trasformiamo insieme i tuoi valori in risultato
Alessandro Vianello Life Sport Business Coach email

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